Al Salone del Mobile 2026, i progetti sviluppati per Vanità & Casa, Vanità Living e PAA mostrano tre modi complementari di costruire il design: attraverso l’oggetto, attraverso lo spazio, attraverso la capacità di dare forma a un’identità riconoscibile e durevole.
Ogni anno il Salone del Mobile impone al progetto una verifica particolare. Non basta che un oggetto sia ben disegnato, non basta che uno stand sia ben costruito, non basta nemmeno che un brand abbia una presenza ordinata e riconoscibile. In fiera, tutto questo viene sottoposto a una prova più esigente: la capacità di tenere insieme forma, percezione e senso in uno spazio saturo di stimoli, di confronti, di linguaggi concorrenti. È in questo passaggio che il progetto smette di essere semplice intenzione e diventa esperienza.
I lavori che sto presentando al Salone del Mobile 2026 nascono precisamente entro questa consapevolezza. Non appartengono a un unico registro, ma si muovono su più livelli, tra product design, art direction e costruzione dello spazio. Da una parte ci sono i progetti per Vanità & Casa e Vanità Living, in cui il tema dello stand non viene affrontato come puro allestimento, ma come dispositivo percettivo capace di costruire identità, ritmo, atmosfera. Dall’altra c’è il dialogo con il prodotto: Key Round, Metrica e Infinity non sono episodi isolati, ma oggetti che trovano la loro voce dentro un sistema più ampio di relazioni, materiali, luci, colori e aspettative.
Nel progetto per Vanità & Casa, lo spazio nasce da un uso del blu che non si limita a ribadire un colore di brand, ma lo trasforma in racconto. Il gradiente che sale dal chiaro del pavimento alla parte superiore più scura costruisce un itinerario percettivo che porta dall’innovazione all’eleganza. Anche la presenza della natura, interpretata entro questo stesso registro cromatico, non ha un valore decorativo, ma introduce con discrezione il tema della sostenibilità come attenzione concreta alla qualità dei prodotti e al loro modo di stare nel mondo. In questo contesto si inserisce Key Round, che non cerca di sovrastare lo spazio, ma vi entra in sintonia attraverso rigore, chiarezza e misura.
Per Vanità Living, il progetto dello stand si muove in una direzione diversa ma ugualmente precisa. Qui lo spazio è pensato come una piccola architettura della percezione, dove luce, colore e ritmo non fanno da sfondo agli oggetti, ma ne costruiscono il senso. In questa condizione prende forma Metrica, una nuova presenza che trova nello stand il proprio luogo naturale di lettura. Alcuni prodotti, infatti, non possono essere compresi solo come figure isolate: hanno bisogno di una distanza, di un’atmosfera, di una relazione calibrata con l’ambiente per restituire davvero il proprio carattere. È in questo punto di incontro tra oggetto e spazio che il progetto comincia a parlare con maggiore precisione.
Con Infinity per PAA, il discorso si sposta invece sul tema dell’identità come durata. La collezione nasce dall’incontro tra limpidezza nordica e misura italiana, cercando una forma di equilibrio capace di sottrarsi tanto all’enfasi quanto alla neutralità. In questo progetto il bagno viene pensato come un luogo di pausa: non un ambiente spettacolare, ma uno spazio capace di offrire una sospensione dallo stress, dalla fatica del quotidiano, dalla pressione continua che accompagna la vita contemporanea. Il wellness, qui, non coincide con l’abbondanza dei segni, ma con la qualità del silenzio, con la presenza della materia, con la calma della proporzione.
Guardati insieme, questi progetti mostrano per me un punto essenziale: il design non coincide mai con il solo disegno dell’oggetto. Anche quando si manifesta in una forma precisa e compiuta, il progetto porta sempre con sé una costruzione più ampia, che riguarda il modo in cui quell’oggetto viene percepito, compreso, desiderato, abitato. Per questo il Salone del Mobile resta un luogo così importante: non soltanto perché rende visibili i prodotti, ma perché rende evidente la qualità delle relazioni che il progetto ha saputo costruire tra brand, spazio, materia e persone.
In fondo, è proprio questa la sfida più interessante. Non presentare semplicemente delle novità, ma dare forma a esperienze coerenti, in cui prodotto, spazio e identità non procedano separati, bensì concorrano a costruire una visione leggibile. Quando questo accade, il progetto acquista una presenza più profonda: smette di chiedere attenzione e comincia, più silenziosamente, a meritarsela.